Hangin’ Out. Introduzione all’outreach e alla relazione nella bassa soglia

L’educativa di strada, in virtù di un approccio centrato sul superamento della gerarchia netta tra educatori e soggetti coinvolti, sull’attivazione e sulla mediazione di comunità, si configura come un potente strumento caratterizzato dalla dimensione dell’outreach basato l’incontro dei giovani negli stessi contesti da loro frequentati.

Saper intercettare e leggere i fenomeni nelle loro dimensioni effettive si è dimostrato utile anche dal punto di vista comunicativo, nel ridimensionare semplici quanto superficiali clamori mediatici suscitati da un timore incontrollato per la presenza dei giovani nello spazio pubblico, e creando spazi di restituzione e mediazione con istituzioni e cittadini.

La metodologia adottata si fonda sulla convinzione che ogni giovane possegga un bagaglio di conoscenze ed esperienze uniche che, se valorizzate e condivise con gli altri, possono costituire elementi centrali per il suo percorso di crescita, così come per il progresso della società in generale. In questa cornice, la partecipazione reale dei giovani diventa un imprescindibile metodologico, al di là delle formali retoriche sul coinvolgimento che caratterizza gran parte degli interventi sociali.

Allo scopo di creare un ambiente educativo efficace e inclusivo, all’educatore è richiesto lo sviluppo di specifiche capacità e competenze: attitudine all’empatia, atteggiamento accogliente, postura orientata all’ascolto attivo e sospensione del giudizio sono alcuni degli elementi chiave di questo approccio.

L’operatore è costantemente impegnato in un’opera di destrutturazione e ristrutturazione, per trovare un suo spazio di riconoscimento all’interno di un setting fluido, retto da equilibri delicati basati su sincerità e costanza e nel quale manca, soprattutto, una formale richiesta d’aiuto da parte dei giovani incontrati.

L’atteggiamento dell’educatore di strada è attento e presente durante le interazioni, dimostrando un reale interesse per quanto gli interlocutori comunicano, incoraggiando e favorendo attivamente la loro partecipazione, così da favorire l’emersione delle loro opinioni e delle loro idee, come contributo fondamentale alla dinamica di gruppo e all’azione educativa.

Elemento centrale per la costruzione del clima di fiducia necessario all’efficacia nell’intervento è la continuità del lavoro educativo, che si traduce in stabilità relazionale. “Tradire” le aspettative generate da questa costante presenza con la semplice assenza, quale che sia la causa, rischia di vanificare mesi di lavoro e un capitale relazionale non facilmente recuperabile.

L’educativa di strada pone al centro l’interesse dei ragazzi, rispettando la loro diversità e promuovendo il loro benessere e la loro autonomia. È necessaria una costante opera di mediazione con quelle che sono le aspettative degli adulti, anche dei riferimenti istituzionali direttamente responsabili dell’attivazione del percorso educativo, non sempre capaci di interfacciarsi con i bisogni e le priorità dei ragazzi, e la presa di distanza da qualsiasi forma di manipolazione.

Il ruolo dell’educatore di strada può essere paragonato a quello di un facilitatore, nella misura in cui, attraverso la sua presenza e la sua disponibilità relazionale, si fa moltiplicatore di opportunità per i giovani, promuovendo la loro autonomia e stimolando la loro autodeterminazione, nel rispetto intergenerazionale della loro diversità.

In conclusione, l’educativa di strada, attraverso il potenziamento individuale e la creazione di legami solidi all’interno della comunità, contribuisce a promuovere una società più inclusiva, equa e resiliente, aumenta la sicurezza sociale e fornisce risposte a problematiche molteplici con un investimento di risorse decisamente contenuto, rivelandosi una strategia facilmente sostenibile.

Le giornate del 14 e 15 settembre si rivolgono a operatori e operatrici che lavorano nell’ambito dell’outreach, così come a educatori, educatrici e altri professionisti/e dell’area sociale e sanitaria interessati/e ad approcciare il tema.

Il corso ha un carattere esperienziale, la prima giornata sarà dedicata all’attività di shadowing (l’osservazione di un’équipe di prossimità all’opera), mentre la seconda giornata darà modo ai partecipanti di confrontarsi e approfondire problematiche specifiche dell’attività di outreach.

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